Il colore in città, un fattore culturale

Il colore può considerarsi come uno dei principali indicatori delle variazioni che interessano la "scena urbana"

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Roma, rivisitazione matrici cromatiche

La città contemporanea, nel divenire continuo di mutazioni, si mostra con un coacervo incoerente di segnali visivi che, volenti o nolenti, restituiscono un’immagine oggettiva, non falsa, dei luoghi osservati. Sotto tale aspetto, attraverso i meccanismi della percezione, il colore può considerarsi come uno dei principali indicatori delle variazioni che interessano la “scena urbana” e non solo per gli aspetti del decoro o dell’incipienza del degrado che affligge centri storici e periferie. Infatti, le trame cromatiche che l’architettura definisce in forme e materie attraverso le superfici dei manufatti, sono allo stesso tempo espressione dei caratteri distintivi della città: storici, morfologici e paesaggistici. Le cortine degli edifici, al pari delle strade del commercio o della movida cittadina e delle piazze della vecchia e nuova aggregazione sociale, risultano uniformate dalle cromie. I colori storici o della tradizione costruttiva locale si mescolano con quelli moderni senza apparente soluzione di continuità, divenendo markers segnaletici dello stato di salute dell’ambiente urbano. Il trattamento cromatico delle superfici è quindi un tema centrale nel restauro architettonico e del paesaggio per la conservazione e valorizzazione del costruito storico e non solo, pur tuttavia è anche un’occasione di rinnovamento in spazi urbani deoggettivati e “senza storia”, i nonluoghi privi d’identità, offrendo ai progettisti una ragione in più di creatività che per questo sembra sfuggire alle consuetudini e alle norme.

Firenze, cromie in disordine lessicale

Il colore in tal modo entra prepotentemente anche nella sfera dell’elaborazione concettuale come strumento di progetto dell’arte visiva plastica. Nondimeno, più banalmente, se disancorato dal contesto, può risultare il frutto di arbitrarie soluzioni estemporanee che non tengono nel dovuto conto l’ambiente entro il quale si vanno ad inserire. Sotto questo angolo visuale le relazioni instaurate dalla selezione e dalla distribuzione delle cromie nel tessuto urbano dovrebbero rispettare il frutto di radicamenti storicizzati e non già assecondare acriticamente le mutazioni distopiche che, sempre più frequentemente, contraddistinguono le trasformazioni indotte da una globalizzazione omologante. Nel trattamento delle superfici delle facciate, in ordine alle problematiche del restauro e del rinnovamento, questi principi devono dunque fornire giusti orientamenti tecnologici per una corretta applicazione della tavolozza di tinte e pitturazioni, ora conseguenti alle stratigrafie storiche rilevate sul monumento, ora rispettosi della grammatica architettonica e del lessico dell’apparato decorativo, senza per questo rinunciare necessariamente alle nuove espressioni culturali di una società in continua evoluzione. Occorrerà in ogni caso agire con grande consapevolezza e attenzione nell’adozione delle soluzioni progettuali più opportune. Ogni singola facciata traccia infatti un segno indelebile nel contesto urbano, che non appartiene più solo al singolo manufatto, ma all’intorno. Le città metropolitane italiane come Firenze e Roma ad esempio, rappresentano casi emblematici per lo studio del colore. In queste realtà si deve affrontare la riqualificazione delle aree periferiche che ruotano intorno a centri storici maggiori universalmente riconosciuti come patrimonio dell’umanità per gli eccezionali valori culturali, architettonici e storico artistici che sono in grado di esprimere, attraverso le testimonianze fisiche che li caratterizzano. Se l’autenticità e l’integrità di questi valori costituiscono i principali  obiettivi  della salvaguardia attraverso il rispetto dei materiali e delle cromie, il rifacimento si rileva spesso necessario ed opportuno per il recupero qualitativo delle aree periurbane; restauro e rinnovamento sono le due facce di una stessa medaglia. La presenza diffusa di aggregati storici  decontestualizzati, inglobati in anonime realtà urbane, senza volto, mette in luce l’altro annoso aspetto del problema che nelle aree metropolitane è fortemente avvertito ma che passa anch’esso attraverso la corretta revisione dei colori urbani al fine di ricostituire un’unitarietà del paesaggio cromatico contemporaneo.

Fonte: G. A. Centauro, Il colore in città, un fattore culturale, Cultura Commestibile, n. 295. Disponibile qui.

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